Territorio

LA PROVINCIA DI RAGUSA La provincia di Ragusa, la meno estesa e la più giovane delle provincie siciliane (1926), occupa la parte sud-orientale dell'Isola e si estende su un territorio di 1600 chilometri quadrati per una popolazione di circa 300.000 abitanti. Il paesaggio, la tradizione, il mare, la storia, la rendono un itinerario di studio ricercato e affascinante non lontano, per caratteristiche, da quello più vasto ed altrettanto unico della Sicilia orientale e di tutta l'isola. E` infatti a questo ampio territorio che la provincia di Ragusa è legata per aspetto fisico, architettonico e, naturalmente, storico. Ciò non toglie che la provincia, come ogni altra in Sicilia, mantenga propri tratti caratteristici e di identità, che chiunque può cogliere e gustare visitandoci. Il folklore, il profilo storico, geografico, economico e culturale del territorio e dei suoi dodici comuni, fanno di questa terra, una delle più incantate ed affascinanti zone del mediterraneo. IL COMUNE DI SCICLI Si avanzano ipotesi diverse sulle origini di Scicli: alcuni dicono che nacque da un insediamento di profughi camarinesi, altri invece la fanno risalire al XII secolo a.C., altri ancora affermano che sia sorta tra il XII e il XIV d.C.. Dopo diverse colonizzazioni entrerà, sotto i Chiaramonte, a far parte della Contea di Modica. Oggi Scicli è un comune con circa 25000 abitanti. La sua economia si basa sull'agricoltura, soprattutto sulla coltivazione di fiori e sulla produzione di olio. Scicli è oggi nota in tutta Italia (con Modica, Noto e altri centri della Sicilia sud orientale), per i suoi edifici barocchi; tra essi, concentrati in Via Mormino Penna ( ricco barone della città), i più importanti sono: il Palazzo Beneventano e il Palazzo Spadaro. Anche le Chiese sono numerose e in stile barocco, tra le più belle ricordiamo la Chiesa Madre, la Chiesa di San Bartolomeo in cui si trova un bellissimo presepe settecentesco, la Chiesa di San Matteo, posta su di una suggestiva collina e la Chiesa di San Giovanni, caratterizzata da una forma a pianta ovale tra le più rare nel nostro paese. Patrona di Scicli è la Madonna delle Milizie che viene festeggiata in estate. Un'altra festa importante è quella di S. Giuseppe, durante la quale si svolge la "cravaccata", un corteo di muli, asini e cavalli, tutti bardati e coperti da un manto di fiori variopinti. I piatti tipici di questa località sono: la pasta 'ncasciata (ossia in cassa, al forno); il riso con la zucca d'inverno coronata da qualche cucchiaio di ricotta fresca; le delicate polpette di puro maiale, ingentilite da graniglia di mandorle tostate; i diversi tipi di frittate; i legumi cucinati con l'aggiunta dei "fischietti" (costine scarnificate del maiale). In cien anos de soledad leggiamo che Melquiades "era sopravvissuto alla pellagra in Persia, allo scorbuto nell'arcipelago della Malesia, (...) al terremoto di Sicilia". E' evidente che per Garcia Marquez Sicilia equivale a terremoto. MascheroneE fu proprio un immane terremoto, l'11 Gennaio 1693, a distruggere il Val di Noto, ovvero la Sicilia sud-orientale, che tuttavia in meno di un secolo seppe rinascere, convertendo "la distruzione in costruzione, l'orrore in bellezza, l'irrazionale in fantasia creatrice" (V. Consolo). Per un secolo alla cattedrale di Noto come a quelle di Ragusa, al S. Pietro di Modica come a palazzo Beneventano di Scicli, lavorarono gli identici architetti, ingegneri, capomastri, scalpellini, intagliatori, marmarari, stuccatori, ebanisti. Elaborarono un linguaggio architettonico comune, raffinato e popolare; reinterpetarono il barocco romano adattandolo ai contesti ambientali iblei; intagliarono tutti le stesse pietre, "di un pallido colore giallo-oro che al sole acquista un'indescrivibile opulenza" (A.Blunt); concepirono una area culturale omogenea e unica che si può confrontare solo con la Boemia, la Baviera, l'Austria. Inventarono città dall'impianto razionalista (Noto, Avola, Grammichele) o esaltarono le potenzialità naturali dei siti di Modica, Ragusa, Scicli. Scicli infatti "rappresenta un unicum in campo mondiale di quella architettura che nasce a colloquio con la natura" (P.Portoghesi). Se però Ragusa e Modica già negli anni Settanta conquistavano la ribalta culturale internazionale (Norberg-Schulz ad es. dedicò ampio spazio alle due chiese di S. Giorgio in Architettura Tardo-barocca, del 1972), Scicli dovrà aspettare gli anni Ottanta per riscuotere consensi analoghi. Il merito di queste attenzioni si deve innanzitutto allo storico dell'arte Paolo Nifosì, che da più di 25 anni censisce, studia, valorizza i beni culturali sciclitani e del Val di Noto. E quindi il primo approccio con Scicli deve far notare questo "colloquio": a tale scopo deve essere innanzitutto ammirata da una delle colline che la circondano. Dall'alto la guardava nel Settecento l'arciprete Carioti, che la paragonava ad un'aquila. Dall'alto la vide - e comprese - Pasolini nel 1955: "Immaginate una vallata, dentro la quale, compatta, si sparge Scicli; al centro la piazzetta e la strada barocca. In cima alla valle centrale, Chiafura, c'è una vecchia chiesa, giallo-rosa, barocca, distrutta da un terremoto. "Da lassù in alto potei vedere tutta Scicli". Dall'alto la vede e descrive il Vittorini delle Città del mondo, definendola "la più bella di tutte le città del mondo (...). Scicli sorge all'incrocio di tre valloni, con case da ogni parte su per i dirupi, una grande piazza in basso a cavallo del letto d'una fiumara, e antichi fabbricati ecclesiastici che coronano in più punti, come acropoli barocche, il semicerchio delle altitudini" Dall'alto vedremo Scicli come una città di orti, alberi, palme, bouganvillee, verde, acque: Severino Santiapichi parla di "questo nostro paese, luogo d'acqua con frescura di canna e levigato di ciottoli lindi". Un paese che si biforca in due cave, di Santa Maria la Nova e di S. Bartolomeo, alla fine delle quali si elevano le chiese omonime, luoghi simbolici che definiscono lo spazio e la comunità. Affermava Ignazio Gardella: "Mi hanno colpito queste chiese messe al fondo delle strade che si stagliano sui valloni". E Portoghesi aggiungeva: la chiesa di S.Bartolomeo "credo che sia unica al mondo per la bellezza dell'accostamento con lo scenario naturale; sembra veramente una perla dentro le valve di una conchiglia. Un'immagine tra le piu belle dell'architettura barocca" Ma dopo la visione d'insieme bisogna scendere "a jusu", a valle: bisogna affrontare in un corpo a corpo ravvicinato le architetture, le modanature, i mascheroni: l'arte di Scicli è elegante e esotica, "meravigliosa" e sensuale: pretende il tatto più che la semplice vista. E' un'arte che nasce dal "basso", mescolando felicemente modelli romani ed europei con le sapidissime invenzioni vernacole di "una costruttività laboriosa e pacifica" (Piero Cuccione). E così come la Scicli monumentale è un'opera di gruppo, allo stesso modo il libro Scicli. Una città barocca è un lavoro di squadra: basti pensare ai 25 disegni (fra planimetrie, prospetti, facciate) per i quali si è mobilitato un pool di geometri, ingegneri ed architetti; basti pensare agli artisti della "Scuola di Scicli", le cui opere hanno consentito il finanziamento della doviziosa pubblicazione. Basti pensare alle esaurienti foto di Luigi Nifosì, partecipi ma non invadenti, originali ma non estrose, svarianti dal particolare alla panoramica, dagli stucchi agli esterni. Il libro, però, provoca amare considerazioni: così come nel 1961 si smantellò il collegio dei Gesuiti per edificare una scuola e agli inizi del Novecento la borghesia "illuminata" (e massonica?) distrusse il monastero di S. Giovanni Evangelista per costruire il Municipio, allo stesso modo l'attuale classe dirigente sembra incapace di difendere i beni culturali: sulla rarissirna cupola gotica di S. Antonio cresce rigogliosamente - e pericolosamente - un mandorlo; palazzo Beneventano, malinconicamente, si sgretola; gli affreschi della Croce giacciono da anni presso la Soprintendenza di Siracusa...

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